ulteriore decisione a favore degli insegnanti (DEPORTATI)

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Segnaliamo l’ordinanza in allegato, che conferma la bontà di quanto sostenuto da mesi dalla nostra associazione, in relazione alla mobilità 2016/17 ed alla gestione della stessa da parte del MIUR, che ha portato migliaia di insegnanti fuori dalla regione ove erano inseriti in GAE e, nella maggioranza dei casi, ove sono stati immessi in ruolo con il piano assunzionale della l. 107/15 con devastanti impatti sulla loro vita familiare, sociale e professionale. La parola sta passando ormai alla Magistratura che in maniera pressoché univoca sta riconoscendo il buon diritto dei docenti che stanno ad essa rivolgendosi. In prima linea nella trattazione di questi contenziosi è lo studio dell’avvocato barese Gianluigi Giannuzzi Cardone.

Nel caso che oggi si pubblica, il Tribunale di Venezia ha riconosciuto l’illegittimità dei trasferimenti effettuati dal MIUR, con una serie di pronunce favorevoli ai lavoratori.

Nella pronuncia in commento il Tribunale veneziano è intervenuto sulla dibattuta questione della Mobilità, dichiarando illegittimo il trasferimento adottato ai danni di una docente lucana, passata dalla provincia di Taranto a Venezia, ed accertando il diritto ad essere assegnata ad una sede dell’Ambito territoriale di Bari.

 

La pronuncia è di particolare interesse in quanto, riconoscendo le esigenze di tutela in favore della lavoratrice, per la prima volta prende posizione sulla differente interpretazione fornita all’art. 6 del CCNI del 08.04.2016 da talaltra giurisprudenza (minoritaria), che ha ritenuto legittimati alcuni trasferimenti sulla scorta di una presunta priorità riconosciuta all’ordine di preferenza degli ambiti indicati nelle domande di trasferimento, rispetto al punteggio attribuito a ciascun docente, che costituirebbe solo un criterio successivo e meramente eventuale.

Negli scorsi giorni è infatti giunta notizia di certune pronunce (v. da ultimo, il Tribunale di Alessandria del 14 novembre 2016) che hanno motivato, e legittimato, le conseguenze della mobilità ritenendo che “è ben possibile che un soggetto sia stato soddisfatto a discapito di un altro che pure vanta maggior punteggio, purché lo sia per un ambito che quello ha espresso prima nell’ordine delle sue preferenze”.

 

Secondo il Tribunale veneto, tuttavia, ricostruendo in tal modo la disciplina delle operazioni di Mobilità, si giunge a “legittimare un sistema per cui l’individuazione della sede di destinazione avverrebbe in modo sostanzialmente casuale, dipendendo fondamentalmente dall’ordine più o meno incautamente indicato dal docente all’atto della domanda, a danno di chi ha richiesto tra le prime preferenze ambiti territoriali maggiormente appetibili, in cui era più probabile il superamento da parte di docenti con punteggi maggiori, con violazione del principio di imparzialità di cui all’art. 97 Cost. fatto proprio dall’art. 28 DPR 487/97, in base al quale nei procedimenti concorsuali della PA va prioritariamente accontentato chi ha un punteggio maggiore”.

 

D’altronde, la presunta priorità che riconosciuta all’ordine di preferenza a discapito del punteggio, per il Giudice veneziano “non trova alcun aggancio normativo” nelle specifiche regole dettate a riguardo.

Il punto cruciale è infatti costituito dalla corretta interpretazione da riconoscere alla — certamente infelice — locuzione contenuta nell’allegato 1 del citato CCNI, secondo cui “l’ordine di graduatoria… è determinato, per ciascuna preferenza”.

Per far ciò, e restituire al sistema una logica rispettosa dei principi di Legge, il Tribunale veneto ha approfondito i meccanismi della Mobilità, ed in particolare quelli descritti nell’anzidetto allegato 1 del CCNI, spiegando che:

  1. A ciascun docente era richiesto di inserire nella domanda, in ordine di preferenza, tutti gli ambiti territoriali;
  2. A ciascuno era assegnato un punteggio determinato secondo la tabella di valutazione contenuta nel predetto CCNI, costituito da:
    1. una parte fissa, ovvero il “punteggio base” (indicato nella notifica della domanda di mobilità validata dal MIUR) e
    2. una parte variabile (“punteggio variabile”), ovvero 6 punti riconosciuti a fronte di particolari esigenze (ad esempio per ricongiungimento al coniuge, genitori o figli), attribuiti solo in relazione all’ambito territoriale riferito ad uno specifico Comune.
  3. Il CCNI Mobilità impone all’amministrazione di considerare per ciascun docente l’ordine di preferenza e di stabilire l’ordine di graduatoria secondo il punteggio assegnato.

Orbene, poiché il punteggio poteva variare a seconda dei vari ambiti richiesti tra le preferenze (a seconda che nell’ambito richiesto fosse o meno riconoscibile “il punteggio variabile”), il CCNI, all’allegato 1, ha previsto che “per ciascuna delle operazioni l’ordine di graduatoria degli aspiranti è determinato, per ciascuna preferenza, sulla base degli elementi di cui alla tabella di valutazione dei titoli allegata”.

 

Insomma, rileva il Giudice la previsione contenuta nell’allegato 1, va intesa proprio in questa prospettiva, e pertanto, “l’ordine di graduatoria degli aspiranti è determinato per ciascuna preferenza” sta a significare che, proprio perché il punteggio di ciascun docente era variabile a seconda dell’ambito assegnato, non era possibile per l’Amministrazione redigere una graduatoria univoca, bensì occorreva individuare il punteggio in relazione “a ciascuna preferenza”, ovvero in relazione a “ciascun ambito territoriale indicato tra le preferenze”.

 

In conclusione, il mancato trasferimento della lavoratrice nell’ambito preteso è illegittimo considerato che per lo stesso tipo di Scuola e per la stessa fase della mobilità vi sono altri docenti con punteggio inferiore alla ricorrente.

Il lavoratore che durante la malattia si assenta dalla propria abitazione non può essere automaticamente licenziato

Il lavoratore che durante la malattia si assenta dalla propria abitazione non può essere automaticamente licenziato

Pur essendo una questione che riguarda una vicenda maturata nel settore privato, i principi che emergeranno riguarderanno tutti i lavoratori, ivi inclusi quelli del PI.
Un dipendente di una ditta privata nel 2009 subiva un procedimento disciplinare relativo ad assenze per malattia poiché era tuttavia emerso in base alle disposte investigazioni nei giorni nei quali era assente per malattia, il lavoratore si spostava ripetutamente dalla sua abitazione, talvolta utilizzando addirittura l’automobile o un motociclo, nonostante l’asserita impossibilità di trasferimento extradomestici, detta contestazione alludeva a simulazione della denunziata malattia e comunque ad un comportamento inadeguato poichè fattore di rischio di aggravamento della patologia e di ritardo della guarigione.
Gli accertamenti investigativi disposti da parte datoriale si riferivano agli ultimi tre giorni della malattia durata due mesi, nel corso dei quali il lavoratore era stato sempre trovato a casa in occasione di sei visite di controllo. Il predetto, inoltre, era regolarmente rientrato al lavoro alla scadenza indicata nell’ultimo certificato medico.

La Cassazione con sentenza del 07-10-2016, n. 2021 0 entra nel merito della questione. “La Corte di Appello avrebbe dovuto esaminare la potenzialità pregiudizievole del comportamento osservato dal C., prescindendo dal rientro al lavoro di costui, tenendo presente esclusivamente la peculiarità della condotta nella specie osservata (uscite di casa, utilizzando anche autoveicolo e motociclo), in rapporto alle mansioni che il lavoratore sostenuto di non poter svolgere, ossia deambulare sino all’ufficio e rimanervi seduto alla scrivania; quindi, avrebbe dovuto poi valutare la compatibilità o meno della condotta tenuta in costanza di malattia con l’esistenza effettiva di tale stato morboso, ovvero con l’adempimento degli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede nonchè lealtà, tali da preservare per tutta la durate delle sue assenze la propria salute al fine di poter raggiungere quanto prima la completa e definitiva guarigione.
Nulla di ciò era stato fatto, sicchè si era completamente omesso di operare un raffronto tra la specifica malattia denunziata e le altrettanto specifiche condotte contestate, laddove la Corte territoriale si era in effetti limitata a ritenere legittimo il comportamento del lavoratore, operando un giudizio ex post, ossia tenendo conto dell’avvenuto rientro al lavoro.(…)
Si era, in particolare, omesso di considerare che la natura della condotta andava valutata ex ante, in reazione alla natura dell’assunta patologia, sicchè a prescindere dal danno concreto subito occorreva accertare se il dipendente avesse usato la dovuta diligenza durante il periodo di assenza per malattia. La necessità di assentarsi dal lavoro era strettamente connessa non solo al diritto del lavoratore di curare la sua salute, ma altresì al suo dovere di agevolare quanto prima possibile la guarigione e dunque la ripresa della prestazione lavorativa, obbligo da osservarsi per l’intero periodo, anche in prossimità della guarigione, tanto più come nel caso di specie di lamentata malattia connessa a malformazioni congenite, con conseguente costante rischio d’insorgenza di stati d’infiammazione.
Nè era sufficiente che il lavoratore assente per malattia, sorpreso nell’espletamento di altre attività (fuori casa), giustificasse genericamente le proprie uscite, dovendo lo stesso dimostrarne la necessità e comunque la loro inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie lavorative.
Ma nulla di ciò fatto il C., che non aveva provato alcuna particolare esigenza in ordine alle sue uscite extradomestiche, trattandosi di giustificazioni generiche ed evidentemente Inidonee a scriminare la sua condotta, avendo il lavoratore, fintantochè durano le sue assenze, l’obbligo di preservare la sua salute e di adottare ogni cautela necessaria a permettere il raggiungimento, nel più breve tempo possibile, della completa e definitiva guarigione. (…)
Per contro, almeno secondo buona parte della giurisprudenza, l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione durante la malattia – oltre a dar luogo a sanzioni (quali la perdita del trattamento economico) comminate per violazione dell’obbligo di reperibilità facente carico sul lavoratore medesimo durante le cosiddette fasce orarie (D.L. n. 496 del 1983, art. 5, comma 14, conv. in L. n. 638 del 1983) – può (perciò non necessariamente) integrare anche un Inadempimento sanzionabile (nel rispetto delle regole del contraddittorio poste dall’art. 7 Stat. Lav.) con una sanzione disciplinare, ove la condotta del dipendente Importi anche la violazione di obblighi derivanti dal contratto di lavoro (Cass. lav. n. 3837 del 03/05/1997. V. altresì Cass. lav. n. 4448 del 06/07/1988, secondo cui l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione durante la malattia – benchè possa dar luogo a sanzioni comminate per violazione dell’obbligo di reperibilità facente carico sul lavoratore medesimo durante le cosiddette fasce orarie L. n. 638 del 1983, ex art. 5, comma 14, tuttavia non integra di per sè un inadempimento sanzionabile con il licenziamento, ove il giudice del merito motivatamente ritenga che la cautela della permanenza in casa benchè prescritta dal medico – non sia necessaria al fine della guarigione e della conseguente ripresa della prestazione lavorativa, trattandosi di obbligazione preparatoria, che è strumentale rispetto alla corretta esecuzione del contratto e come tale non è esigibile di per sè indipendentemente dalla sua influenza sullo svolgimento della prestazione lavorativa , senza che possa rilevare – al fine della valutazione della gravità dell’inadempienza del lavoratore e della conseguente sua configurazione come giusta causa o giustificato motivo soggettivo di licenziamento – la circostanza che l’inadempimento suddetto abbia pregiudicato, seppur gravemente, la attività produttiva e l’organizzazione del lavoro nell’impresa del datore di lavoro. V. ancora la già citata sentenza di questa Corte n. 5747 del 25/09/1986, secondo la quale la violazione degli obblighi di correttezza e buona fede, volti a consentire l’Esercizio del potere di controllo dalla L. n. 300 del 1970, art. 5, comma 2, legittima il licenziamento per giusta causa solo se, valutata non solo nel suo contenuto oggettivo ma anche nella sua portata soggettiva e in relazione alle circostanze del caso concreto, appaia meritevole della massima sanzione espulsiva, avuto riguardo al principio di proporzionalità stabilita dall’art. 2106 c.c.).”

14 novembre 2016 – 6:37

Carta del Docente, come e quando spendere i 500 euro per l’aggiornamento

Carta del Docente, come e quando spendere i 500 euro per l’aggiornamento
Dallo scorso anno gli oltre 740.000 docenti di ruolo della scuola italiana hanno a disposizione 500 euro da spendere per l’aggiornamento professionale. Un bonus che nella sua prima erogazione è stato assegnato eccezionalmente con accredito sullo stipendio. Quest’anno cambia il sistema di erogazione, come annunciato nel Piano di formazione degli insegnanti e attraverso la nota del 29 agosto relativa alla rendicontazione delle spese dello scorso anno.
L’importo resta lo stesso: 500 euro che saranno assegnati attraverso un ‘borsellino elettronico’. L’applicazione web “Carta del Docente” sarà disponibile all’indirizzo Cartadeldocente.istruzione.it entro il 30 novembre. Attraverso l’applicazione sarà possibile effettuare acquisti presso gli esercenti ed enti accreditati a vendere i beni e i servizi che rientrano nelle categorie previste dalla norma.
Ogni docente, utilizzando l’applicazione, potrà generare direttamente dei “Buoni di spesa” per l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, per:
• l’acquisto di pubblicazioni e di riviste utili all’aggiornamento professionale;
• l’acquisto di hardware e software;
• l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’Istruzione;
• l’iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale;
• l’acquisto di biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;
• l’acquisto di biglietti di musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;
• iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.
I buoni di spesa generati dai docenti daranno diritto ad ottenere il bene o il servizio presso gli esercenti autorizzati con la semplice esibizione. Per l’utilizzo della “Carta del Docente” sarà necessario ottenere l’identità digitale SPID presso uno dei gestori accreditati (http://www.spid.gov.it/richiedi-spid) e successivamente ci si potrà registrare sull’applicazione. L’acquisizione delle credenziali SPID si può fare sin da ora. Si tratta di un codice unico che consentirà di accedere, con un’unica username e un’unica password, ad un numero considerevole e sempre crescente di servizi pubblici (http://www.spid.gov.it/servizi).
Il nuovo sistema che parte quest’anno consentirà ai docenti di avere uno strumento elettronico per effettuare e tenere sotto controllo i pagamenti. E alle scuole di essere alleggerite dalla burocrazia e dalle procedure di rendicontazione. Sarà possibile spendere i 500 euro a partire dall’attivazione della Carta.
Le somme relative all’anno scolastico 2016/2017 eventualmente già spese dal 1° settembre 2016 al 30 novembre 2016 dovranno essere registrate attraverso la piattaforma digitale e saranno erogate ai docenti interessati, a seguito di specifica rendicontazione, dalle scuole di appartenenza.

domande ricostruzione carriera il 31 dicembre Scadono

domande ricostruzione carriera
il 31 dicembre Scadono
l’ASU comunica:
– Ricostruzione carriera per i docenti immessi in ruolo fino al 2014/15 e che abbiano superato il periodo di prova alla data del 31/8/2015. Scadenza 31 dicembre.
La legge 107/15 –Buona Scuola- all’art. 1 comma 209 ha previsto che le domande per il riconoscimento dei servizi pre-ruolo, agli effetti della carriera, sono presentate al dirigente scolastico nel periodo compreso fra il 1° settembre e il 31 dicembre di ciascun anno, mentre prima si potevano presentare in qualsiasi momento dell’anno scolastico.
Entro il successivo 28 febbraio, ai fini di una corretta programmazione della spesa, il MIUR comunica al MEF le risultanze dei dati relativi alle istanze per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera del personale scolastico.
I neo immessi in ruolo con decorrenza giuridica 1/9/2015, fase 0, A, B e C della predetta legge potranno invece presentare domanda dall’1/9 al 31/12 dell’anno 2016 se, per tale data, hanno superato il periodo di prova.

Nuovi successi dell’ASU per precariato scolastico

Nuovi successi dell’ASU per precariato scolastico

 

Proseguono le vittorie dell’associazione sindacale ASU nella battaglia per contrastare l’illegittima reiterazione dei contratti a termini nella scuola e l’abuso del precariato.

Dopo le richieste dei tentativi di conciliazioni fin dal 2004 andati a vuoto al fine di evitare il paventato danno e dopo le importanti sentenze degli anni scorsi, stavolta a pronunciarsi sono stati il Giudice del Lavoro di Catanzaro nella causa intentata da S.S. contro il Miur, e il Giudice del Lavoro di Roma nella causa intentata da P.Z. che hanno dichiarato illegittima la reiterazione dei contratti a tempo determinato stipulato dalle parti,  ha riconosciuto il diritto del ricorrenti ad ottenere il risarcimento del danno, le differenze retributive derivanti dagli scatti di anzianità,

“Statuizioni importanti poiché si tratta dell’ennesimo significativo passo avanti della magistratura nel riconoscimento dei diritti dei precari.” – A parlare è il Segretario Generale dell’ASU Prof. Alfredo Morrone “Le recenti sentenze si inseriscono in un quadro complessivo dove la maggioranza dei Tribunali italiani attendono, ai fini della decisione, la sentenza della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della normativa interna dopo la chiara bocciatura del sistema italiano da parte della Corte di Giustizia Europea al fine di dare un indirizzo univoco ai giudici nazionali. La decisione della Consulta è, tuttavia, slittata a data da destinarsi. Abbiamo sempre creduto nelle ragioni di questa campagna ed oggi, più che mai, riteniamo di dover continuare su questa strada.”

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Bonus valorizzazione docente: finalmente un po’ di chiarezza!

Bonus valorizzazione docente: finalmente un po’ di chiarezza!

 

Dall’avvocato Flavia Meta Anzani, del centro studi giuridici e contenzioso dell’A.SU.,

riceviamo la segnalazione di un importante chiarimento riguardante il bonus previsto dal comma 128 della l.107/15. L’ufficio regionale per la Liguria con circolare nota prot. N. 5832 del 24/05 US, a firma del Direttore Generale dott.sa Rosaria Pagano. Il chiarimento, mette fine alla querelle con la quale in molte scuole d’Italia i neossunti, specialmente gli insegnanti impegnati nel potenziamento sono stati esclusi dalla fruizione del bonus di valorizzazione del docente. Anche in questo caso si deve amaramente constatare che i sindacati non sono intervenuti sul punto preferendo coltivare i propri iscritti dichiarato data ai nuovi assunti per la maggioranza poco sindacalizzati. Il risultato che n consegue è che gli insegnanti di potenziamento, che, si ribadisce, hanno pari dignità rispetto agli altri, i più con decenni di servizio preruolo, utilizzati come jolly nelle scuole in sostituzioni, ma anche in attività integrative dell’offerta scolastica, progetti finiscono a dare lustro all’istituto nel quale sono impegnati, ma vengono esclusi, come più segnalazioni pervengono, dal percepire il bonus che hanno contribuito ampiamente a determinare. Unica condizione per fruirne sarà il superamento dell’anno di prova. Unica eccezione, ovviamente è per coloro i quali hanno procrastinato l’anno di prova. Ovviamente l’associazione è disponibile a fornire assistenza e chiarimento agli aventi diritto.

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BLOCCO DEL RINNOVO CONTRATTUALE, L’ ASU SI PREPARA A FARE RICORSO

Iniziativa legale dell’ASU contro il blocco del rinnovo contrattuale, per il recupero dello scatto di anzianità 2013 e in difesa del diritto sindacale alla contrattazione: con un unico ricorso, porta in tribunale davanti al giudice del lavoro le questioni che finora hanno maggiormente danneggiato economicamente i docenti italiani.
“La nostra azione giudiziaria – spiega l’avvocato Rinaldo Sementa responsabile dell’ufficio legale ASU – verte su quattro importanti aspetti, il primo riguarda il blocco del rinnovo contrattuale dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, poi la questione della progressione di carriera relativa al 2013, la sospensione dell’indennità di vacanza contrattuale, un istituto economico previsto dal contratto ma bloccato fino al 2018, e  anche la violazione del diritto dei sindacati alla contrattazione.”

Si evidenzia che, dal punto di vista economico, la perdita va dai 3mila ai 17mila euro a seconda dell’anzianità di servizio, al netto delle prestazioni previdenziali e del trattamento di fine rapporto lavoro, danno cui si cercherà di porre rimedio con i ricorsi in via di proposizione.

Sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro

Vi esponiamo il punto di vista di due medici nei riguardi del Wi-Fi, il Dr. Christine Aschermann (Leutkirch) e Dr. Barbara Dohmen (Murg).

“Che il Wi-Fi influenzasse negativamente la salute umana è stato reso noto chiaramente da noi medici per la prima volta nel 2002 con l’Appello di Friburgo. Sulla base delle nostre osservazioni ed esperienze ci opponiamo fortemente all’uso in tutto il mondo della comunicazione senza fili indipendentemente dal fatto che si usino campi elettromagnetici pulsati o meno.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un rapido aumento di connessioni wireless (WLAN o Wi-Fi) e questo ci preoccupa molto. Si trovano hot-spot wireless in molte case private, edifici pubblici (scuole, biblioteche, ospedali, alberghi, aeroporti, stazioni ferroviarie), internet caffè e nei luoghi pubblici delle grandi città. I treni passeggeri internazionali sono dotati di Wi-Fi. Le compagnie possono consentire ad altre compagnie o ad uffici di connettersi alla loro rete.

In Germania le reti wireless operano ad una frequenza di circa 2450 MHz e si possono usare frequenze anche tra 5000 e 6000 MHz. In modalità standby, quando non si trasmettono dati, il segnale viene acceso e spento con una frequenza di 10 Hz. In questa stessa frequenza si trovano le onde alfa del cervello. La distanza media dell’utente dall’hot-spot negli ambienti esterni è generalmente di 300 metri, ma sebbene oppongano qualche attenuazione, le pareti lasciano comunque passare le radiazioni.

Il livello di esposizione effettivo in un luogo dipende da vari fattori, compresa la distribuzione dei cosiddetti punti di accesso (trasmettitori), la caratteristiche dello spazio interno (per esempio: effetti di riflettenti o di schermatura delle strutture degli edifici) e la distanza da computer portatili.

Sono stati misurati livelli allarmanti di radiazioni nelle vicinanze di router Wi-Fi, dei punti di accesso Wi-Fi e di computer portatili connessi al Wi-Fi: ad esempio a 2 m di distanza sono stati riportati da W. Maes1 livelli fino a 3.000 ?W/m² , nel 2010 la Ecolog Institute2 ha riscontrato, a 0,2 m da un router Wi-Fi 8,8 V/m = 205,000 ?W/m², da un punto di accesso Wi-Fi, 7,5 V/m = 149,000 ?W / m²; lo studio IMST3 ha misurato 27,000 ?W/m² a 0,5 m di distanza da un computer portatile. Secondo Le Linee Guida della Building Biology Evaluation 4, questi livelli (oltre 1.000 ?W/m²) sono classificati come una “estrema preoccupazione.” In presenza di molti utenti (ad esempio, 20 studenti in una classe) i livelli di esposizione sono ancora più alti.

La radiazione da Wi-Fi viene percepita come particolarmente stressante e non sono solo le persone elettrosensibili a dirlo, ma anche persone sane segnalano il loro disagio in presenza di Wi-Fi. Lamentano numerosi sintomi e problemi di salute, in particolare mal di testa, irregolarità cardiaca, difficoltà di concentrazione, nausea e vertigini, stanchezza. Come riportato nell’Appello di Friburgo possono verificarsi anche spasmi muscolari spontanei, astenia e altri sintomi. In considerazione della vasta letteratura scientifica sugli effetti non termici delle radiazioni da cellulare è sorprendente che ci siano solo pochi studi che trattano specificatamente delle radiazioni da Wi-Fi.

Magda Havas: studio inedito 20105 Papageorgiou, C.C. et al. (2011) hanno rilevato, in presenza di Wi-Fi6, ridotta attività elettrica e livello di attenzione nei giovani. Maganioti, A.E. et al. (2010) hanno osservato che l’attività dell’EEG in giovani donne esposte a radiazioni Wi-Fi si è modificata nel corso di test sulla abilità cognitiva.7 Avendano, C. et al. (2010) hanno dimostrato danni allo sperma quando è stato posto un portatile abilitato alla connessione Wi-Fi vicino ad un soggetto.8 Grigoriev, Y. (2011): dichiarazione generale sugli effetti dei dispositivi di comunicazione senza fili su bambini: in uno studio condotto su bambini di età compresa tra 7 e 12 anni si è osservata una diminuzione di segnali importanti delle loro prestazioni cerebrali.9 Avvertenze sulle radiazioni da Wi-Fi sono state pronunciate da anni, ad esempio da :

2003: Swisscom ha sviluppato un dispositivo Wi-Fi che consente di disattivare il segnale ad impulsi di 10 Hz in modalità di attesa. Nel fascicolo di brevetto (pubblicato 2004), Swisscom ha indicato, come ragionevole, per la domanda di brevetto, che il materiale genetico può essere danneggiato a causa di effetti non termici.10 2006: Il distretto scolastico di Francoforte sul Meno respinge l’uso di Wi-Fi nelle scuole su sollecitazione del Sindacato dei Lavoratori dell’Educazione e della Scienza.11 2007: Il governo federale di Germania raccomanda di evitare l’uso di Wi-Fi.12 La Commissione della Pubblica Istruzione e protezione dei consumatori del Parlamento bavarese raccomanda che le scuole preferiscano le soluzioni cablate piuttosto che quelle wireless.13 2007: La città di Parigi disattiva la connessione Wi-Fi appena installata nelle sue librerie dopo denunce presentate dagli impiegati.14 2008: L’unione degli insegnanti nel Regno Unito mette in guardia contro l’installazione di Wi-Fi nelle scuole.15 2009: L’Ufficio Federale per la Protezione dalle Radiazioni della Germania: “Le fonti più potenti di radiazioni elettromagnetiche in case private sono i telefoni cellulari, telefoni cordless DECT e Wi-Fi. Per motivi precauzionali, si raccomanda ai consumatori di usare il telefono cellulare il meno possibile e preferire il telefono fisso cablato.16 2009: La città francese di Hérouville-St.Claire decide di rimuovere la connessione Wi-Fi dalle scuole; la decisione si basa sul principio di precauzione.17 Giugno 2012: Yuri Grigoriev del Comitato Nazionale Russo per Le Radiazioni Non Ionizzanti (RNCNIRP) dice che le radiazioni emesse dalle reti wireless, telefoni cellulari, e ripetitori sono un pericolo per la salute dei bambini; l’OMS e le agenzie sanitarie nazionali devono regolamentarle.18

Sono state emesse avvertenze sulle reti wireless e le richieste di persone esposte a queste radiazioni sono state accolte e le reti rimosse e non sono state etichettate, come spesso accade quando si segue la raccomandazione dell’OMS,19 come persone con problemi psicologici. Ci sono sufficienti prove scientifiche di ricercatori indipendenti che indicano gli effetti dannosi delle tecnologie wireless.20 Per motivi precauzionali, noi medici consigliamo vivamente di rinunciare all’uso delle applicazioni wireless. Sebbene spesso considerate innocue, tecnologie come la Power Line (PLC) o la dLAN non rappresentano delle alternative al Wi-Fi perché utilizzano la rete elettrica di un edificio per trasmettere dati e, così, l’intero cablaggio elettrico della casa con la rete di cavi, le lampade e tutte le altre apparecchiature elettroniche emetterà – a livelli di potenza inferiori di una rete Wi-Fi – delle onde radio e, nel campo vicino, ci saranno un campo elettrico e uno magnetico, alla cui esposizione gli occupanti dell’edificio non potranno sottrarsi.21 I bambini, le persone malate, i disabili, e gli anziani, sono particolarmente a rischio a causa dei campi elettromagnetici. I bambini, dal momento che i loro corpi e cervelli sono ancora in via di sviluppo, sono particolarmente sensibili alle condizioni ambientali non fisiologiche. Esplicando la loro gioia di scoprire e seguendo il loro istinto del gioco, i bambini percepiscono questi dispositivi elettronici senza fili come un attraente giocattolo, completamente ignari di qualsiasi rischio. Come genitori e tutori, abbiamo la responsabilità di tutelare i bambini che rappresentano il nostro futuro. Si consiglia pertanto di rinunciare all’uso del Wi-Fi scegliendo invece soluzioni cablate, sicuramente a casa così come nelle scuole e nelle scuole dell’infanzia, insomma, in tutti i luoghi in cui i bambini trascorrono lunghi periodi di tempo.