Il lavoratore che durante la malattia si assenta dalla propria abitazione non può essere automaticamente licenziato

Il lavoratore che durante la malattia si assenta dalla propria abitazione non può essere automaticamente licenziato

Pur essendo una questione che riguarda una vicenda maturata nel settore privato, i principi che emergeranno riguarderanno tutti i lavoratori, ivi inclusi quelli del PI.
Un dipendente di una ditta privata nel 2009 subiva un procedimento disciplinare relativo ad assenze per malattia poiché era tuttavia emerso in base alle disposte investigazioni nei giorni nei quali era assente per malattia, il lavoratore si spostava ripetutamente dalla sua abitazione, talvolta utilizzando addirittura l’automobile o un motociclo, nonostante l’asserita impossibilità di trasferimento extradomestici, detta contestazione alludeva a simulazione della denunziata malattia e comunque ad un comportamento inadeguato poichè fattore di rischio di aggravamento della patologia e di ritardo della guarigione.
Gli accertamenti investigativi disposti da parte datoriale si riferivano agli ultimi tre giorni della malattia durata due mesi, nel corso dei quali il lavoratore era stato sempre trovato a casa in occasione di sei visite di controllo. Il predetto, inoltre, era regolarmente rientrato al lavoro alla scadenza indicata nell’ultimo certificato medico.

La Cassazione con sentenza del 07-10-2016, n. 2021 0 entra nel merito della questione. “La Corte di Appello avrebbe dovuto esaminare la potenzialità pregiudizievole del comportamento osservato dal C., prescindendo dal rientro al lavoro di costui, tenendo presente esclusivamente la peculiarità della condotta nella specie osservata (uscite di casa, utilizzando anche autoveicolo e motociclo), in rapporto alle mansioni che il lavoratore sostenuto di non poter svolgere, ossia deambulare sino all’ufficio e rimanervi seduto alla scrivania; quindi, avrebbe dovuto poi valutare la compatibilità o meno della condotta tenuta in costanza di malattia con l’esistenza effettiva di tale stato morboso, ovvero con l’adempimento degli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede nonchè lealtà, tali da preservare per tutta la durate delle sue assenze la propria salute al fine di poter raggiungere quanto prima la completa e definitiva guarigione.
Nulla di ciò era stato fatto, sicchè si era completamente omesso di operare un raffronto tra la specifica malattia denunziata e le altrettanto specifiche condotte contestate, laddove la Corte territoriale si era in effetti limitata a ritenere legittimo il comportamento del lavoratore, operando un giudizio ex post, ossia tenendo conto dell’avvenuto rientro al lavoro.(…)
Si era, in particolare, omesso di considerare che la natura della condotta andava valutata ex ante, in reazione alla natura dell’assunta patologia, sicchè a prescindere dal danno concreto subito occorreva accertare se il dipendente avesse usato la dovuta diligenza durante il periodo di assenza per malattia. La necessità di assentarsi dal lavoro era strettamente connessa non solo al diritto del lavoratore di curare la sua salute, ma altresì al suo dovere di agevolare quanto prima possibile la guarigione e dunque la ripresa della prestazione lavorativa, obbligo da osservarsi per l’intero periodo, anche in prossimità della guarigione, tanto più come nel caso di specie di lamentata malattia connessa a malformazioni congenite, con conseguente costante rischio d’insorgenza di stati d’infiammazione.
Nè era sufficiente che il lavoratore assente per malattia, sorpreso nell’espletamento di altre attività (fuori casa), giustificasse genericamente le proprie uscite, dovendo lo stesso dimostrarne la necessità e comunque la loro inidoneità a pregiudicare il recupero delle normali energie lavorative.
Ma nulla di ciò fatto il C., che non aveva provato alcuna particolare esigenza in ordine alle sue uscite extradomestiche, trattandosi di giustificazioni generiche ed evidentemente Inidonee a scriminare la sua condotta, avendo il lavoratore, fintantochè durano le sue assenze, l’obbligo di preservare la sua salute e di adottare ogni cautela necessaria a permettere il raggiungimento, nel più breve tempo possibile, della completa e definitiva guarigione. (…)
Per contro, almeno secondo buona parte della giurisprudenza, l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione durante la malattia – oltre a dar luogo a sanzioni (quali la perdita del trattamento economico) comminate per violazione dell’obbligo di reperibilità facente carico sul lavoratore medesimo durante le cosiddette fasce orarie (D.L. n. 496 del 1983, art. 5, comma 14, conv. in L. n. 638 del 1983) – può (perciò non necessariamente) integrare anche un Inadempimento sanzionabile (nel rispetto delle regole del contraddittorio poste dall’art. 7 Stat. Lav.) con una sanzione disciplinare, ove la condotta del dipendente Importi anche la violazione di obblighi derivanti dal contratto di lavoro (Cass. lav. n. 3837 del 03/05/1997. V. altresì Cass. lav. n. 4448 del 06/07/1988, secondo cui l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione durante la malattia – benchè possa dar luogo a sanzioni comminate per violazione dell’obbligo di reperibilità facente carico sul lavoratore medesimo durante le cosiddette fasce orarie L. n. 638 del 1983, ex art. 5, comma 14, tuttavia non integra di per sè un inadempimento sanzionabile con il licenziamento, ove il giudice del merito motivatamente ritenga che la cautela della permanenza in casa benchè prescritta dal medico – non sia necessaria al fine della guarigione e della conseguente ripresa della prestazione lavorativa, trattandosi di obbligazione preparatoria, che è strumentale rispetto alla corretta esecuzione del contratto e come tale non è esigibile di per sè indipendentemente dalla sua influenza sullo svolgimento della prestazione lavorativa , senza che possa rilevare – al fine della valutazione della gravità dell’inadempienza del lavoratore e della conseguente sua configurazione come giusta causa o giustificato motivo soggettivo di licenziamento – la circostanza che l’inadempimento suddetto abbia pregiudicato, seppur gravemente, la attività produttiva e l’organizzazione del lavoro nell’impresa del datore di lavoro. V. ancora la già citata sentenza di questa Corte n. 5747 del 25/09/1986, secondo la quale la violazione degli obblighi di correttezza e buona fede, volti a consentire l’Esercizio del potere di controllo dalla L. n. 300 del 1970, art. 5, comma 2, legittima il licenziamento per giusta causa solo se, valutata non solo nel suo contenuto oggettivo ma anche nella sua portata soggettiva e in relazione alle circostanze del caso concreto, appaia meritevole della massima sanzione espulsiva, avuto riguardo al principio di proporzionalità stabilita dall’art. 2106 c.c.).”

14 novembre 2016 – 6:37

Carta del Docente, come e quando spendere i 500 euro per l’aggiornamento

Carta del Docente, come e quando spendere i 500 euro per l’aggiornamento
Dallo scorso anno gli oltre 740.000 docenti di ruolo della scuola italiana hanno a disposizione 500 euro da spendere per l’aggiornamento professionale. Un bonus che nella sua prima erogazione è stato assegnato eccezionalmente con accredito sullo stipendio. Quest’anno cambia il sistema di erogazione, come annunciato nel Piano di formazione degli insegnanti e attraverso la nota del 29 agosto relativa alla rendicontazione delle spese dello scorso anno.
L’importo resta lo stesso: 500 euro che saranno assegnati attraverso un ‘borsellino elettronico’. L’applicazione web “Carta del Docente” sarà disponibile all’indirizzo Cartadeldocente.istruzione.it entro il 30 novembre. Attraverso l’applicazione sarà possibile effettuare acquisti presso gli esercenti ed enti accreditati a vendere i beni e i servizi che rientrano nelle categorie previste dalla norma.
Ogni docente, utilizzando l’applicazione, potrà generare direttamente dei “Buoni di spesa” per l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, per:
• l’acquisto di pubblicazioni e di riviste utili all’aggiornamento professionale;
• l’acquisto di hardware e software;
• l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’Istruzione;
• l’iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale;
• l’acquisto di biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;
• l’acquisto di biglietti di musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;
• iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.
I buoni di spesa generati dai docenti daranno diritto ad ottenere il bene o il servizio presso gli esercenti autorizzati con la semplice esibizione. Per l’utilizzo della “Carta del Docente” sarà necessario ottenere l’identità digitale SPID presso uno dei gestori accreditati (http://www.spid.gov.it/richiedi-spid) e successivamente ci si potrà registrare sull’applicazione. L’acquisizione delle credenziali SPID si può fare sin da ora. Si tratta di un codice unico che consentirà di accedere, con un’unica username e un’unica password, ad un numero considerevole e sempre crescente di servizi pubblici (http://www.spid.gov.it/servizi).
Il nuovo sistema che parte quest’anno consentirà ai docenti di avere uno strumento elettronico per effettuare e tenere sotto controllo i pagamenti. E alle scuole di essere alleggerite dalla burocrazia e dalle procedure di rendicontazione. Sarà possibile spendere i 500 euro a partire dall’attivazione della Carta.
Le somme relative all’anno scolastico 2016/2017 eventualmente già spese dal 1° settembre 2016 al 30 novembre 2016 dovranno essere registrate attraverso la piattaforma digitale e saranno erogate ai docenti interessati, a seguito di specifica rendicontazione, dalle scuole di appartenenza.

domande ricostruzione carriera il 31 dicembre Scadono

domande ricostruzione carriera
il 31 dicembre Scadono
l’ASU comunica:
– Ricostruzione carriera per i docenti immessi in ruolo fino al 2014/15 e che abbiano superato il periodo di prova alla data del 31/8/2015. Scadenza 31 dicembre.
La legge 107/15 –Buona Scuola- all’art. 1 comma 209 ha previsto che le domande per il riconoscimento dei servizi pre-ruolo, agli effetti della carriera, sono presentate al dirigente scolastico nel periodo compreso fra il 1° settembre e il 31 dicembre di ciascun anno, mentre prima si potevano presentare in qualsiasi momento dell’anno scolastico.
Entro il successivo 28 febbraio, ai fini di una corretta programmazione della spesa, il MIUR comunica al MEF le risultanze dei dati relativi alle istanze per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera del personale scolastico.
I neo immessi in ruolo con decorrenza giuridica 1/9/2015, fase 0, A, B e C della predetta legge potranno invece presentare domanda dall’1/9 al 31/12 dell’anno 2016 se, per tale data, hanno superato il periodo di prova.

Nuovi successi dell’ASU per precariato scolastico

Nuovi successi dell’ASU per precariato scolastico

 

Proseguono le vittorie dell’associazione sindacale ASU nella battaglia per contrastare l’illegittima reiterazione dei contratti a termini nella scuola e l’abuso del precariato.

Dopo le richieste dei tentativi di conciliazioni fin dal 2004 andati a vuoto al fine di evitare il paventato danno e dopo le importanti sentenze degli anni scorsi, stavolta a pronunciarsi sono stati il Giudice del Lavoro di Catanzaro nella causa intentata da S.S. contro il Miur, e il Giudice del Lavoro di Roma nella causa intentata da P.Z. che hanno dichiarato illegittima la reiterazione dei contratti a tempo determinato stipulato dalle parti,  ha riconosciuto il diritto del ricorrenti ad ottenere il risarcimento del danno, le differenze retributive derivanti dagli scatti di anzianità,

“Statuizioni importanti poiché si tratta dell’ennesimo significativo passo avanti della magistratura nel riconoscimento dei diritti dei precari.” – A parlare è il Segretario Generale dell’ASU Prof. Alfredo Morrone “Le recenti sentenze si inseriscono in un quadro complessivo dove la maggioranza dei Tribunali italiani attendono, ai fini della decisione, la sentenza della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della normativa interna dopo la chiara bocciatura del sistema italiano da parte della Corte di Giustizia Europea al fine di dare un indirizzo univoco ai giudici nazionali. La decisione della Consulta è, tuttavia, slittata a data da destinarsi. Abbiamo sempre creduto nelle ragioni di questa campagna ed oggi, più che mai, riteniamo di dover continuare su questa strada.”

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PRECARI: SLITTA ANCORA LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Per i numerosi ricorsi proposti dall’ ASU saranno necessari nuovi approfondimenti sul caso e sulla relativa documentazione. Non è una decisione facile quella a cui è chiamata la Corte Costituzionale in merito all’abuso di precariato nella scuola italiana.

Si tratta di decidere se le modalità messe in atto dal Governo (riforma la Buona Scuola con piano straordinario di assunzioni 2015/16 e concorso a cattedra 2016) siano sufficienti per arginare il fenomeno delle supplenze reiterate che, qualora superassero i 36 mesi, condurrebbero i docenti precari a richiedere la stabilizzazione. Fermo restano che sono già a migliaia i ricorsi pendenti che potrebbero risolversi a favore di cospicui risarcimenti, anche per chi è già stato assunto a tempo indeterminato.

Al giudizio della Corte Costituzionale si è giunti attraverso sei ordinanze dei tribunali di Roma, Trento, Vibo Valenzia, che hanno chiesto alla Corte di valutare la legittimità delle norme contenute nella legge 124/1999 sulle supplenze anche alla luce
di quanto deciso dalla Corte di Giustizia Europea.

L’Avvocatura dello Stato difende l’operato del Ministero – la Commissione europea ha archiviato la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sul lavoro a tempo determinato nel settore della scuola pubblica, aperta nel 2010 – ricordando che sono già stati assunti 86mila precari, cui si aggiungeranno i 63 mila del concorso nel triennio 2016/18 ma la questione dei 36 mesi, per i supplenti, continua a rimanere aperta,in particolare chi ha già raggiunto il limite su posti vacanti e disponibile è speranzoso in una sentenza favorevole, che ponga fine ad anni di precariato e, comunque, ad un cospicuo risarcimento che, già, in alcuni casi l’ASU ha conseguito per i suoi iscritti.

BLOCCO DEL RINNOVO CONTRATTUALE, L’ ASU SI PREPARA A FARE RICORSO

Iniziativa legale dell’ASU contro il blocco del rinnovo contrattuale, per il recupero dello scatto di anzianità 2013 e in difesa del diritto sindacale alla contrattazione: con un unico ricorso, porta in tribunale davanti al giudice del lavoro le questioni che finora hanno maggiormente danneggiato economicamente i docenti italiani.
“La nostra azione giudiziaria – spiega l’avvocato Rinaldo Sementa responsabile dell’ufficio legale ASU – verte su quattro importanti aspetti, il primo riguarda il blocco del rinnovo contrattuale dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, poi la questione della progressione di carriera relativa al 2013, la sospensione dell’indennità di vacanza contrattuale, un istituto economico previsto dal contratto ma bloccato fino al 2018, e  anche la violazione del diritto dei sindacati alla contrattazione.”

Si evidenzia che, dal punto di vista economico, la perdita va dai 3mila ai 17mila euro a seconda dell’anzianità di servizio, al netto delle prestazioni previdenziali e del trattamento di fine rapporto lavoro, danno cui si cercherà di porre rimedio con i ricorsi in via di proposizione.